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> De Delictis Gravioribus, Mr. Hide di un'epistola schizofrenica.
 
Spauracchio
Inviato il: Lunedì, 28-Mag-2007, 10:04
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"Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio."
(Huiusmodi causae secreto pontificio subiectae sunt).
Questa è la frase centrale, contenuta nell'epistola "De Delictis Gravioribus" [1], dell'ambiguità scatenante la proliferazione di scritti anticlericali di quest'ultimo periodo. Le cause alle quali si riferisce la frase sono elencate poche righe sopra, in un elenco contenente delitti - contro il sacramento dell'eucarestia, il sacramento della penitenza e la morale - riservati alla Congregazione per la dottrina della fede.
In particolare interessano i delitti contro la santità del sacramento della penitenza:

"1° l'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo;
2° la sollecitazione, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso;
3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;"


A quanto pare, il Sacramento della riconciliazione è un sacramento che lascia spazio alla decisione umana: infatti, dopo essere risorto, Cristo apparve agli apostoli riuniti nel cenacolo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi" [2]. A fronte di ciò si giustifica la prima voce dell'elenco.
La seconda pare angosciante; ritenere la sollecitazione al peccato un delitto riservato alla Congregazione per la dottrina della fede è senza dubbio una formula garante la libertà di osare, atto nel quale pulsa la mente del delitto. Una visione simile del secondo punto ribalta l'inciso temporale, dilatando i margini di competenza della Congregazione.
Infine, un taglio netto - quello del terzo punto - a qualsiasi forma di penitenza da parte del confessore che, nonostante l'insulsa rigidità del sigillo sacramentale, gli viene chiusa anche la via della violazione di quest'ultimo, col risultato di arruffarsi il diritto di gestire qualsiasi situazione si venga a creare.



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[2] (Gv 20, 22-23).
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